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Trattamento del carcinoma epatocellulare

L’incidenza di carcinoma epatocellulare è in aumento in Europa e negli Stati Uniti; attualmente è la principale causa di morte tra i pazienti con cirrosi.

La sorveglianza per il carcinoma epatocellulare è raccomandata per alcuni soggetti a rischio.

Tra i test di screening sierologici, quello basato sui livelli di alfa-fetoproteina ( AFP ) è il più conosciuto ( cut-off: 20 ng/ml; sensibilità 60%, specificità 91% ).
Il test radiologico più comunemente utilizzato è l’ultrasonografia ( sensibilità 65-80%, specificità maggiore di 90% ).

I test impiegati per diagnosticare l’epatocarcinoma comprendono la radiologia, la biopsia e il test dell’AFP.

L’individuazione di una massa epatica all’interno di un fegato cirrotico deve far sospettare un carcinoma epatocellulare.
La probabilità di tumore epatocellulare è alta quando all’esame radiologico si associano livelli di AFP superiori a 200 ng/ml.

Il sistema di stadiazione Barcelona-Clinic-Liver-cancer permette di identificare i pazienti con tumore epatocellulare in fase precoce che possono beneficiare delle terapie curative, quelli con malattia intermedia o avanzata che possono trarre beneficio dai trattamenti palliativi, così come quelli con malattia all’ultimo stadio e con un’aspettativa di vita molto scarsa.

Le terapie che offrono un’alta percentuale di risposte complete e cura potenziale sono la resezione chirurgica, il trapianto, e l’ablazione percutanea.
Tra le terapie non-curative, l’unica che ha mostrato un impatto positivo sulla sopravvivenza è la chemioembolizzazione transarteriosa.

Fonte: Italian Journal of Medicine, 2009

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